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Acufene: come affrontarlo
16 maggio 2017

L’acufene è un disturbo molto diffuso tra la popolazione (secondo le stime ne soffre circa il 10% della popolazione) eppure ancora poco noto. Molte persone avvertono fischio all’orecchio, ronzii e tinniti per lungo tempo, prima di accorgersi che si tratta effettivamente di acufeni.

La gestione di questo disturbo, inoltre, è molto variabile, perché variabile ne è la causa e, dunque, anche il modo di affrontarla. Esistono acufeni soggettivi (i più diffusi) che avverte solo il paziente, o oggettivi, che sono in realtà localizzabili in una zona precisa e hanno una causa di natura meccanica (e che pertanto richiedono un tipo di intervento differente). Vi sono poi acufeni che hanno un’origine psicologica, altri che sono nient’altro che sintomi di una nascente ipoacusia, altri ancora che derivano da un trauma acustico o, ancora, dall’assunzione dei cosiddeti farmaci acufenogeni.

Per tutte queste ragioni, molti pazienti che affrontano il problema dell’acufene si trovano a combatterlo per lungo tempo, convincendosi che esso non abbia in realtà una soluzione e che non si debba far altro che conviverci.

Niente di più sbagliato. Innanzitutto esistono dei trattamenti specifici per acufeni che hanno lo scopo di alleviarne i sintomi: diversi studi, ad esempio hanno dimostrato l’efficacia della musicoterapia in questo tipo di casi.

Vi sono poi farmaci e diverse tipologie di terapia specializzata per acufene, l’importante è rivolgersi a uno specialista che individui subito la causa scatenante. Anche i farmaci che agiscono sull’umore, talvolta, si rivelano essenziali per coadiuvare la convivenza con il fastidio.

Un trattamento che negli ultimi anni ha avuto una diffusione molto rapida nei paesi occidentali e che è applicabili a tutti i pazienti che soffrono di acufene, indipendentemente dalla causa del disturbo, è la Tinnitus Retraining Therapy (TRT).

Questo metodo, che utilizza un generatore di rumore, si è rivelato efficace nella stragrande maggioranza dei casi: esso implica la collaborazione tra l’otorinolaringoiatra e l’audioprotesista, che insieme monitorano una terapia di tipo riabilitativo.

A differenza del classico che funziona in modo da coprire completamente gli acufeni, il generatore di rumore serve soltanto a ridurre il rapporto tra il rumore e il suo segnale inviato al cervello, per avviare dei processi di desensibilizzazione.

I generatori di rumore possono anche essere associati a degli apparecchi acustici, nei casi in cui l’acufene si presenti in pazienti che hanno anche un’ipoacusia profonda. L’apparecchio acustico, ovviamente, dovrà rispondere a una serie di caratteristiche per essere idonea a risolvere entrambe le patologie.

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