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Apparecchio acustico: perché vergognarsi di indossarlo?
14 aprile 2017

In Italia, secondo le statistiche, tra l’insorgenza dei primi problemi uditivi e la decisione di ricorrere all’utilizzo di un apparecchio acustico trascorrono in media dieci anni. Un dato allarmante se si considera che il calo uditivo solitamente peggiora con il passare del tempo. Se inizialmente si riscontrano lievi difficoltà uditive, infatti, che non influenzano effettivamente le attività quotidiane, in seguito il progressivo calo uditivo può implicare un peggioramento notevole della qualità della vita, compromettendo la capacità di comunicare efficacemente col prossimo.

In Italia si stima che siano 7 milioni le persone con un deficit uditivo, ma di questi solo un milione utilizza un apparecchio acustico specifico. Oltre alla scarsa prevenzione, alla poca conoscenza della figura dell’audioprotesista e alla difficoltà di rendersi conto effettivamente del problema, la ragione principale per cui si lascia passare così tanto tempo è l’imbarazzo che la maggior parte delle persone prova nell’indossare un apparecchio acustico.

In genere non viene considerato cieco chi indossa un comune paio di occhiali, eppure si assimila a sordo chiunque indossi un apparecchio acustico; tutto questo, ovviamente, non corrisponde al vero. Lo stigma dell’audioprotesi, purtroppo, è ancora fortissimo e difficile da sconfiggere. L’opinione generale tende a collegare i problemi uditivi alla terza età (convinzione sbagliata, in quanto l’ipoacusia può coinvolgere persone di tutte le età a seconda della causa che l’ha generata), e per questo motivo si tende a rifiutare ancor di più l’idea di indossare un dispositivo acustico, perché si ritiene che averlo significhi ammettere di essere vecchi.

Quando a doverlo portare, invece, è un bambino o un adolescente l’imbarazzo è ancora più forte, perché quest’ultimo tende a sentirsi brutto o diverso rispetto ai suoi coetanei. Ciò ha conseguenze ben più gravi, in quanto le ripercussioni di un’ipoacusia non trattata possono essere ancora peggiori in caso di soggetti relativamente giovani: essa può influenzare le attività cognitive, il linguaggio, l’apprendimento e la socialità.

In realtà, occorre tenere presente che chi rifiuta di affrontare il proprio problema uditivo indossando un apparecchio acustico idoneo alle sue esigenze ignora alcuni fattori fondamentali.

Per quanto l’ossessione di voler nascondere il proprio apparecchio acustico sia sostanzialmente infondata, la tecnologia, negli ultimi anni, ha tentato di porre rimedio a questo imbarazzo compiendo passi da gigante nella progettazione: le protesi acustiche di ultima generazione sono di dimensioni piccolissime, alcune si inseriscono direttamente all’interno del condotto uditivo e sono pressoché invisibili all’esterno.

Altro aspetto molto importante da tenere in considerazione è che un’ipoacusia non trattata si rivela col tempo molto più visibile ed evidente della sua correzione. Se si aspetta tanto tempo prima di indossare un apparecchio acustico, non solo l’udito peggiora ma anche la capacità percettiva del cervello diminuisce sempre più e il parlato viene compreso a fatica.

Un udito efficiente è essenziale per preservare i rapporti sociali e anche la salute della nostra mente. Le attività cognitive sono influenzate dalla nostra percezione dei suoni esterni e non è un caso che il declino cognitivo negli anziani, il loro isolamento e alcuni casi di depressione siano direttamente collegati alla perdita uditiva.

Alla luce di queste considerazioni, è normale concludere che l’imbarazzo di indossare un apparecchio acustico va necessariamente superato. È compito degli specialisti del settore sensibilizzare le persone sull’argomento affinché si diffonda una vera cultura della prevenzione, in grado di ridurre l’incidenza dei deficit uditivi e di tutti gli altri problemi connessi a questi ultimi.

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