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Ipoacusia infantile: screening audiologico e prevenzione
7 aprile 2017

L’ipoacusia è un deficit uditivo che colpisce oltre 7 milioni di italiani, ma quando quest’ultima riguarda i bambini (specialmente se neonati), il discorso si fa più delicato, in quanto una carenza uditiva o, peggio, la sordità totale, nel caso dei più piccoli comporta conseguenze molto rilevanti per il loro sviluppo cognitivo e linguistico.

Statisticamente un bambino italiano su 300-350 nasce con problemi uditivi, e 1 su 1000 nuovi nati è affetto da sordità profonda (congenita): un’assenza assoluta di suoni che non permette loro lo sviluppo della capacità di comunicare. L’ ipoacusia infantile può derivare da una malattia genetica, oppure in altri casi può essere causata da infezioni contratte nei primi mesi di vita.

Per tutti questi motivi gli esperti si battono da anni per porre l’accento sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce, in quanto un intervento preventivo (che può consistere nell’utilizzo di un apparecchio acustico o nell’implementazione di un impianto cocleare), può aiutare i bambini a eludere eventuali altre complicazioni nel loro sviluppo, consentirgli di comunicare efficacemente con gli altri e di apprendere il linguaggio così come qualunque loro coetaneo.

Lo screening audiologico, recentemente inserito dal governo italiano nei LEA (livelli essenziali di assistenza) è lo strumento più importante affinché tale precoce risoluzione possa avvenire ed essere efficace. Appena nato, infatti, il bambino viene sottoposto immediatamente a un test dell’udito che consente all’equipe medica di rilevare eventuali deficit o carenze, delle quali, dunque, i genitori sono informati subito, in modo da poter agire allo scopo di individuare i provvedimenti da adottare.

Tuttavia, anche in caso di esito negativo, l’ ipoacusia infantile non può dirsi del tutto scongiurata. Esistono numerosi casi, infatti, in cui la perdita uditiva si manifesta successivamente, nei primi mesi o anni di vita, a seguito di eventi traumatici, malattie o infezioni contratte in un secondo momento.

Per questo motivo, altra raccomandazione degli specialisti ai genitori, è quella di mantenere vigile il proprio controllo sulla capacità uditiva dei propri figli. Esistono, infatti, diversi segnali che possono far presagire una ipoacusia infantile, rilevabili dal genitori nel caso in cui lo sviluppo del linguaggio del bambino non seguisse le fasi naturali della crescita.

Nella normalità, il bambino:

– Risponderà a un suono forte “balzando” e girando istintivamente la testa verso la fonte
– Tra i 3 e i 4 mesi d’età, riconoscerà la voce dei propri genitori e inizierà a pronunciare con chiarezza alcune lettere
– Tra i 5 e i 6 mesi  emetterà suoni assimilabili a delle paroline
– Tra gli 8 e i 9 mesi associerà gesti e oggetti alle parole che li rappresentano
– Tra gli 11 e i 12 mesi pronuncerà le prime parole.

Se tutto ciò non dovesse accadere, è consigliabile richiedere il parere di uno specialista: sarà lui a effettuare tutti i test del caso (semplicissimi e non invasivi) e ad accertarsi dell’eventuale grado di ipoacusia infantile, per poter suggerire al genitore le soluzioni da ricercare.

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