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Il controllo dell’udito: come si fa e quando farlo
10 aprile 2020

Quando si cominciano ad avvertire i primi disagi a livello uditivo, è importante sottoporsi al più presto ad un controllo dell’udito. I disturbi infatti possono essere legati a fattori temporanei (come un forte raffreddore) o possono essere indizi per un principio di ipoacusia. In questo caso, prima si interviene, prima si possono ridurre i disagi e contrastare la degenerazione uditiva.

Non esiste un’età specifica per sottoporsi al controllo dell’udito. Infatti, possono concorrere al calo uditivo diversi fattori quali malattie, situazioni di stress acustico ed ereditarietà. I primi sintomi possono verificarsi anche intorno ai trent’anni. Tuttavia, è dopo i sessanta che comincia la naturale degenerazione della capacità uditiva, e le visite sono consigliate.

Audiometria per il controllo dell’udito

Il controllo dell’udito viene svolto dall’audioprotesista e consiste in diverse procedure per valutare la soglia dell’udito del paziente.

Gli esami da svolgere sono due, l’audiometria tonale e l’audiometria vocale. Durante il primo, verranno somministrati i cosiddetti suoni puri, cioè suoni naturali. Tali suono vengono fatti acoltare a diverse intensità sonore (base frequenze e alte frequenze). L’obiettivo è quello di registrare la soglia minima e massima per ciascun orecchio e di visualizzare graficamente i risultati tramite un audiogramma. Durante il secondo invece si ascolteranno sillabe, parole, frasi di senso compiuto e non, con gradi di intensità sempre crescenti, e il paziente dovrà riportare quanto ascoltato. Spesso capita che ci siano dati discordanti fra i due tipi di esami. Ci si trova davanti casi di dissociazione verbo-tonale.

Talvolta però il paziente può non essere in grado di riportare con chiarezza quanto ha udito dal test. È il caso di persone particolarmente anziane, che non si sottopongono volentieri a questo tipo di test. Oppure è il caso di bambini troppo piccoli, che non sanno ancora parlare, oppure timidi. In questo caso si provvede con un’audiometria a risposte elettriche, chiamata anche audiometria oggettiva, poiché non richiede la collaborazione attiva del paziente.

L’audiogramma può essere effettuato per via aerea o per via ossea. Questa distinzione è necessaria per stabilire se i disturbi dell’udito sono collegati ad un problema fisico dell’orecchio o se invece si registrano danni a livello neurosensoriale.

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